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Gianluca Magi
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Filosofia del linguaggio eterno



 

La filosofia del linguaggio eterno
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nel Pùrvamìmàmsà Sùtra di Jaimini con particolare riferimento alla sesta topica della «Sezione del ragionamento» (Tarkapàda)
Studi Urbinati, B, 1999 (LXIX),
pp. 59-76 (Estratto)

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Questo saggio, dal carattere tecnico, si focalizza su un aspetto specifico di una scuola brahmanica: la filosofia del linguaggio eterno. La scuola Mìmàmsà elabora una dottrina che è una sorta di comprensione del linguaggio come realtà preesistente alle strutture del mondo all'interno di una esposizione non esemplaristica, ove il sacrificio viene a rappresentare la modalità costitutiva e fondamentale della realtà. L'organizzazione di quest'ultima converge e aderisce con le categorie concettuali del linguaggio sacrificale nella direzione di una conoscenza attiva della cerimonia rituale.
La visione e la teoria all'interno di questa scuola filosofica e soteriologica è singolare: i Veda non sono stati scritti da nessuno, in quanto la loro origine è impersonale (apaurusheyatva). L'autorivelazione dei testi sacri indiani implica che l'analisi della scuola Mìmàmsà trascende i limiti dell'ordinaria esperienza sensibile, presupponendo una configurazione della realtà strutturata su una primordiale interrelazione tra parola e azione sacrificale (karma) che sfugge alle comuni modalità conoscitive.
La disamina di questi concetti viene discussa nella Sezione prima del Libro primo denominata «Sezione del ragionamento» (Tarkapàda), sezione che viene ampiamente esaminata in questo saggio.

 

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