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Il Codice del Potere

Il Codice del Potere (Arthaśāstra) Book trailer
10 novembre 2010
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Kauṭilya
Il Codice del Potere (Arthaśāstra).
Arte della guerra e della strategia indiana.

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Vicenza 2011 (2011, 2a ristampa)
Edizioni Il Punto d'Incontro
pp. 420


PRIMA TRADUZIONE ACCESSIBILE IN LINGUA EUROPEA
CURATA DIRETTAMENTE DALL'ORIGINALE SANSCRITO


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Il Codice del Potere (Arthaśāstra) è una quintessenza di equilibrio, saggezza e strategia che ha superato indenne, per vigore ed efficacia, la prova di ventiquattro secoli.
Una scienza progredita e spregiudicata che esplora la natura e l’arte del potere, del successo e della prosperità economica: come ottenerli, consolidarli, goderne e governare le responsabilità che comportano.
Kauṭilya, il suo geniale autore, detto l’Aristotele e il Machiavelli hindū, distillò verità senza tempo sull’acquisizione e l’esercizio del potere, divenendone un maestro d’insuperata insidia. A tal punto che i suoi insegnamenti resero possibile a Candragupta, un condottiero dalle oscure origini, la rapida ascesa al trono e la creazione del primo potente impero indiano.
Così come diresse i sovrani dell’antichità, oggi quest’opera è considerata fondamentale per l’addestramento dei manager e della classe dirigente indiana. Questo capolavoro strategico-politico-militare, sconosciuto in Occidente, svela le leggi dell’invincibilità in tempo di pace e in tempo di guerra.


«L’Arthaśāstra presenta idee e suggerimenti su argomenti pratici
che sono attuali ancora oggi»

Amartya Sen,
premio Nobel per l’economia nel 1998


«Oltre l'indiscutibile valore del testo originale e della chiara traduzione,
le annotazioni e i commenti di Gianluca Magi sono davvero penetranti»

Fabio Mini
Generale di corpo d'armata

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 




































































 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Recensioni

 
Interview Gianluca Magi, Il Codice del Potere:
il "Sun Tzu indiano"
by LifeGate Radio

LIFEGATE

IL CODICE DEL POTERE
Un "Wikileaks" del IV secolo a.C.
Per la prima volta in lingua occidentale, direttamente dall'originale sanscrito, il codice che svela i meccanismi del potere.

2 Marzo 2011
di Silvia Passini

Un uomo lucido, un uomo disciplinato, un uomo presente a se stesso, un guerriero illuminato nel corpo e nella mente. Un uomo che disciplina innanzitutto i suoi nemici interiori, che padroneggia se stesso, prima che gli altri. Stiamo parlando dell'uomo di potere. Nell'India del IV sec. a.C.

Il Codice del Potere fu scritto dal politologo indiano Kautilya, contemporaneo di Aristotele, ed è un libro sulla psicologia e la strategia del potere e soprattutto di colui che lo detiene. È un libro duro, spietato in alcuni passaggi.

Eppure, pensandoci, l'India ci è sempre stata presentata come la terra di mistici, siamo soliti collegarla a calma, pace interiore e fiori di loto. Come è possibile allora che abbia concepito un'opera così strategica, così concreta, sulla natura, sulle dinamiche e sugli stratagemmi del potere?

In Occidente abbiamo una visione dell'India distorta, dovuta al fatto che quando i portoghesi arrivarono in Asia, colsero unicamente una civiltà mistica. L'India è anche questo, ma non solo.

Lo capirete leggendo questo affascinante codice, spiegato da Gianluca Magi, professore di Storia e filosofia della religione indiana alla facoltà di sociologia di Urbino che ha curato questa prima traduzione accessibile in lingua europea, direttamente dall'originale sanscrito.

Nell'ultima frase del codice si dice che è stato composto per indignazione al malgoverno precedente e che rivitalizzò senza indugio la scienza del potere e del comando sulla terra.

Un libro di ieri estremamente attuale.

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LA PIAZZA

MAGI: ECCO 'IL CODICE DEL POTERE'
Opere ritenuta fondamentale per l'addestramento dei manager indiani.
«Il Codice del Potere è una quintessenza di equilibrio, saggezza e strategia che ha superato indenne, per vigore ed efficacia, la prova di venticinque secoli. Una scienza progredita e spregiudicata che esplora la natura del potere, del successo e della prosperità economica»

Marzo 2011
di Enzo Cecchini

Magi nella sua biblioteca

Dopo il libro tibetano “La vita è uno stato mentale” torni con “Il Codice del Potere.
Arte della guerra e della strategia indiana”, Edizioni Il Punto d’Incontro.

Sono due libri affini e diversi allo stesso tempo. La vita è uno stato mentale è nel mio
cuore perché è legato a Raimon Panikkar e Gabriel Mandel khan, due cari amici che
l’estate scorsa, a distanza di qualche settimana, sono spiccati in volo su altri stati
dell’essere. Panikkar (grande teologo partito come cristiano, scopertosi hindū e ritornato
come buddhista, senza cessare di essere cristiano) quando La vita è uno stato mentale era
ancora un dattiloscritto che faticava a trovare un editore, mi scrisse una breve lettera di
vivo apprezzamento (con una calligrafia microscopica anche per la lente
d'ingrandimento), che conservo da qualche parte, incoraggiandomi a non demordere. Poi
su intervento di Battiato, sensibile a questi ambiti di conoscenza e che poi ne curò il
progetto di copertina, trovò infine un editore che lo accolse: Bompiani. Perché quel libro
è un abbraccio fecondo tra la cultura buddhista e sufi. E per il sufismo, Mandel (califfo
della confraternita turca Jerrahi Halveti in Italia) mi diede tanto: è stato un Amico (con la
A maiuscola, in senso sufi) che ha insegnato per quindici anni nella Scuola Superiore di
Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, di cui sono il fondatore e il direttore
scientifico. La loro scomparsa e La vita è uno stato mentale mi hanno mostrato che la
morte è un'illusione individuale, un velo gettato sugli occhi dei vivi.

E de “Il Codice del potere” ci puoi dire qualcosa? Com’è nato?
È nato circa ventanni anni fa, dal mio sconsiderato proposito di rendere accessibile questo
testo di formidabile e insidiosa bellezza. Ben presto compresi che era al di là delle mie
possibilità. Ma ho continuato ad accarezzare il proposito. Circa 14 anni fa, dopo uno
studio continuato della lingua sanscrita, fui pronto per addentrarmi in questo Partenone di
parole «perfette» (sanscrito significa perfectum, “fatto ad arte”). Ma ingenuamente non
mi resi conto in che pelago mi stavo inoltrando, ignaro di un compito che mi avrebbe, in
pratica, logorato le energie mentali. Tanto che con una certa sicurezza posso dire che mai
più mi lancerò in un’impresa di traduzione dal sanscrito di questa portata. Impelagatomi
nell’impresa che si è protratta per tutti questi anni, compresi la ragione per per cui
il grande indologo Oscar Botto a cui la Utet, attraverso Luigi Firpo, gli commissionò la
curatela di questo testo negli anni Ottanta, lasciò in aria la titanica operazione. Però ora
che il libro ha visto finalmente la luce, allieta la mia fierezza italica il fatto che questo
testo segreto e temerario è disponibile per la prima volta in lingua europea in forma
accessibile direttamente dal sanscrito proprio in lingua italiana. Negli stessi Stati Uniti se
ne lamenta da più parti la mancanza e si reclama una conoscenza diretta di questo
capolavoro strategico-politico-militare, sconosciuto in Occidente e noto solo per gli
accenni del premio Nobel Amartya Sen, il quale lo tiene in alta considerazione per i suoi
argomenti pratici e attuali.

Un testo segreto e temerario?
Questo testo, eminente nel genere, contiene pensieri da sempre inevitabili, che però assai
di rado hanno trovato accoglienza nei libri di arte del potere. Dopo la traduzione
pionieristica del 1913, con tutte le pecche del pionierismo, il testo è rimasto segregato
nelle stanze appartate dello specialismo dell’indologia accademica, piombato nell’ombra
protettiva della filologia. Il Codice del Potere è un prisma saggezza indiana applicata
all’arte della guerra, della strategia e del governo. Questo libro segreto è opera di
Kauṭilya, il cui nome è già tutto un programma. Significa “l’Insidioso”. Kauṭilya è un
enigmatico e misterioso filosofo-stratega del IV sec. a.C. che la tradizione indiana esalta
fino a circondarlo di un’atmosfera di leggenda. Detto l’Aristotele e il Machiavelli hindū,
Kauṭilya è un maestro d’insuperata insidia nell’arte del potere. A tal punto che i suoi
insegnamenti resero possibile a un orfano dalle oscure origini, Candragupta, la rapida
ascesa al trono e la creazione del primo potente impero indiano, che regnò incontrastato
per un secolo e mezzo. Così come diresse i sovrani dell’antichità, oggi in India
quest’opera è considerata fondamentale per l’addestramento dei manager, degli strateghi
dell’informazione e della classe dirigente. Se consideriamo che oggi l’India è, e sarà
ancor più in futuro, il peso massimo del Sud-est asiatico preparandosi a un prossimo
irradiamento da attore globale nello scenario geopolitico internazionale, comprendiamo
bene l’importanza di conoscere questo testo.

È un testo, per intenderci, sulla stessa frequenza dell’altro tuo libro I 36 stratagemmi?
Potremmo considerarlo la risposta indiana all’opera cinese I 36 stratagemmi. Nonostante
siano passati 2.400 anni dalla sua redazione, la sua attualità lascia sbigottiti. Svela le
leggi dell’invincibilità in tempo di pace e in tempo di guerra. È una scienza progredita e
spregiudicata che esplora la natura del potere, del successo e della prosperità economica:
come ottenerli, consolidarli, goderne e governare le responsabilità che comportano. È
come un grande test proiettivo che illumina e guida nella gestione della competizione
esterna e nei giochi dinamici di forze in conflitto che sorgono nella nostra interiorità.

E nei 32 Paesi dove sono letti i tuoi libri come va?
Splendidamente! Grazie. In Italia hanno un felice riscontro di numerosissimi lettori.
All’estero ancora meglio.


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DUEMILA. Mensile di Cultura e Informazione

OLTRE I CONFINI GEO-POLITICI CON GIANLUCA MAGI
Intervista (Maggio 2011)

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