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Gianluca Magi
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La vita è uno stato mentale

 

 

 

 





























































































































































 

La vita è uno stato mentale
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ovvero La conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente secondo l'insegnamento di Phalu il Kashmiro
[Copertina di Franco Battiato]
Milano 2009
Bompiani

pp. 120
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«Se pensi che nel mondo non vi sia concatenazione tra una qualsiasi singola cosa con tutte le altre e se ti credi un individuo separato da tutto ciò che ti circonda, allora è bene che tu intraprenda il sentiero della meditazione. Figlio mio, mi auguro che tu possa essere in grado di raccogliere questo suggerimento e metterti in viaggio. Avanzando sempre più lungo questo sentiero vedrai che qualsiasi cosa tu ti accinga a compiere diverrà pregiata, che qualsiasi pensiero s'innalzerà imboccando l'esatta direzione, che qualunque parola pronunciata coglierà il bersaglio».
- Phalu il Kashmiro

Talvolta, all'improvviso, l'immenso tesoro del pensiero tibetano schiude una perla.
A questa schiusa è primavera in tutto il mondo.
La conta dei frutti delle azioni nel mondo evanescente secondo l'insegnamento di Phalu il Kashmiro, nato da un abbraccio insolito e fruttuoso tra il pensiero dell'Islam sufi e quello del Buddhismo tibetano, è la perla che viene qui tradotta per la prima volta in lingua italiana.
Come foglie vive spiccate dal grande albero della conoscenza, si tratta di un florilegio di sentenze per parare i colpi del mondo, sino alla metà del secolo scorso popolare in Tibet come un lunario. Le lucide e belle riflessioni di questo vademecum, uno squisito livre de chevet, zampillano all'imbrunire dell'esistenza di un uomo nella cui mente guadagnò terreno l'idea che la vita non è altro che uno stato mentale, un incantesimo, un sogno. Il giovamento delle regole qui esposte è, appunto, impedire che il sogno della vita si muti in un incubo indegesto. Regole tanto più utili ai contemporanei.


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Recensioni

IL RIFORMISTA

Per combattere basta fermarsi.
GIANLUCA MAGI. Dal Tibet il vademecum per una vita felice
secondo l'insegnamento di Phalu il kasmiro.

4 Luglio 2009
di Anna Mazzone

«Ascolta quei vecchi che hanno solcato le quattro stagioni. Essi portano con sé il carico di conoscenza della felicità e dello sconforto nelle sue molteplici forme». È solo una delle tante, piccole perle che Phalu il kasmiro schiude per i suoi lettori. Per la prima volta fuori della culla tibetana, il vademecum per una vita felice è pubblicato dalla Bompiani a cura di Gianluca Magi, fondatore e direttore della Scuola di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini e docente di Sociologia delle culture indiane all'Università di Urbino. La vita è uno stato mentale, ovvero la conta dei frutti nel mondo evanescente secondo l'insegnamento di Phalu il kashmiro, è un libricino morbido, colto, lezioso, feroce in alcuni passaggi, si svela pagina dopo pagina seguendo un ritmo originale che riecheggia i mantra del Tibet e le sonorità mistiche dei danzatori sufi. Non a caso, in copertina un dipinto di Franco Battiato; un angelo che veglia su un mare di oro sul quale svettano due minareti. Phalu il kashmiro, un sufi nel Paese delle nevi, porta Buddha nel grembo di Allah, dando vita a quella narrazione filosofica che si ritrova solo in una delle più alte espressioni letterarie della civiltà islamica persiana, con Sa'di, il vegliardo sufi di Shiraz che visse fino a 107 anni. L'operetta curata da Gianluca Magi, già fenomeno letterario con il suo I 36 stratagemmi, per mesi in vetta alle classifiche in Italia e ora anche all'estero (in Germania e in America Latina), è un compendio di consigli per «parare i colpi della vita», per impedire che il suo sogno si trasformi in un incubo, come invece accade spesso. Illusione, gioco, sorriso, musica. La vita è una danza che non si interrompe mai e La vita è uno stato mentale riesce a mettere in musica i pensieri silenziosi che si rincorrono nelle pratiche meditative e genera parole nel dar vita a immagini. Non è un vademecum su come "reagire", bensì cu come "agire". A volte ci insegnano che per lottare è necessario combattere, ma forse per vincere basta fermarsi e ascoltare il proprio respiro. In una società di corsa, i consigli di Phalu il kashmiro piovono come gocce benefiche, un balsamo, che addolcisce la danza della vita e le restituisce il suo straordinario potere di gioco perenne.

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LA PIAZZA

È l'ultimo lavoro del cattolichino. I suoi libri stanno per essere tradotti in mezzo mondo.
MAGI, LA VITA È UNO STATO MENTALE
Il libro riporta il lavoro di Phalu il Kashmiro, un abbraccio insolito tra il pensiero dell'Islam sufi e quello del Buddhismo tibetano, che viene qui tradotto per la prima volta in lingua italiana.

Luglio 2009
di Enzo Cecchini

Gianluca Magi sbarca all’estero mentre esce per Bompiani il nuovo libro, La vita è uno stato mentale. Gianluca Magi, cattolichino, è uno dei massimi orientalisti italiani. Impartisce una tecnica di meditazione che combina spunti del tantrismo, del sufismo, del taoismo e del buddhismo.
Talvolta, all’improvviso, l’immenso tesoro del pensiero tibetano schiude una perla. A questa schiusa è primavera in tutto il mondo. Un libro di regole per impedire che la vita si muti in un incubo indigesto. Ne parliamo con l’autore, uno dei massimi orientalisti italiani, fondatore (nel 1997) e direttore didattico della Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (www.isurimini.org) e docente all’Università di Urbino.

Come è nato questo libro?

«È un ritrovamento incredibile. Questo libro sino alla metà del secolo scorso era popolare in Tibet come un lunario. Poi le orde dilaganti delle Guardie Rosse lo piombarono fanaticamente nell’oblio. Cercai l’antico testo tibetano xilografato anche nelle biblioteche buddhistiche di Dharamsala (India del Nord). Ma per una quindicina d’anni non ne trovai ombra. Poi, per caso - miracoli della tecnologia! – un giorno m’imbattei nelle xilografie acquistate da un venditore ambulante a Shigatse (Tibet) da un ragazzo ungherese che le scansionò e inserì nel suo blog. Che meraviglia! Non credevo ai miei occhi! Mi misi immediatamente a tradurre questo meraviglioso florilegio di sentenze di Phalu il kashmiro per parare i colpi del mondo e addomesticare la vita».

Riflessioni per parare i colpi del mondo?

«Sì. Le parole che si ascoltano nascono da un abbraccio insolito e fruttuoso tra il pensiero dell’Islam sufi e quello del Buddhismo tibetano, aspetto praticamente ignoto allo stato attuale della storiografia. Le parole di Phalu il kashmiro sono di chi ha certo vissuto più intensamente di chi oggi lo leggerà, provengono da un’epoca in cui si viveva più adagio e proprio per questo si faceva provvista d’esperienze più energiche di quelle che oggi si dissipano nel guazzabuglio dell’esistenza. Noi certo viviamo più a lungo, ma troppo in fretta; e non facciamo in tempo a metabolizzare la vita».

Di che cosa parla Phalu il kashmiro?

«C’invita a perseguire un ideale che, alla sensibilità dei nostri giorni al galoppo, potrebbe suonare ai più risibile: il perfezionamento di sé. Il suo è un catalogo di consigli per mettere in guardia l’essere umano dalle sfibranti contese, dalle fatali insidie, dagli azzardi e dagli inciampi, dalle illusioni e delusioni che l’esistenza inevitabilmente apparecchia. Il tutto suddiviso in capitoletti tematici: dalle relazioni sociali alla riservatezza nel parlare, dalla moderazione all’educazione dei figli, etc. Insomma un ‘prontuario’ di saggezza mondana condensato in un guscio di noce per consentire all’uomo di attraversare le interrogazioni fondamentali, quelle della vita».

Qual è la saggezza di vita proposta?

«Per esempio, nei capitoletti finali del libro, la necessità della cultura. L’idea è: più una persona è colta e meno denaro le serve per vivere una giornata felice. E meno è colta, più ha bisogno di scialacquare, di artifici, perché il tentativo di arredare un vuoto non è semplice. Se una persona arreda il proprio «interno» con 300 parole credendo che le bastino per esprimere tutte le sfumature della sensibilità sta proprio inguaiata! L’ignoranza rende alla stregua di quadrupedi inselvatichiti o di buoi dagli occhi bendati che girano in tondo tutto il dì per azionare un argano che cava acqua da un pozzo ritrovandosi al crepuscolo a punto daccapo. Questo è davvero un pessimo affare per la propria vita! Che ha varie conseguenze. Chi non prova il piacere erotico di far muovere il cervello può per esempio sostituire il pensiero con l’uso di droga. Voglio dire che alcune persone per sopportare la contiguità con il prossimo devono avere una zona interiore dove rifugiarsi. E se non è la cultura a offrirgliela, dovrà essere la chimica o qualcos’altro, perché ne hanno bisogno. Insomma, una saggezza quella proposta da Phalu il kashmiro in netta controtendenza rispetto ai modelli imbecilli, risultato di operazioni di mercato, offerti oggi dai vari mass-media. La voce di Phalu è serena come le montagne ma anche autorevole. La parola ‘autorità’ proviene da ‘augeo’, ossia ciò che fa crescere, che apporta benessere, ciò che ci aiuta a superarci. Ed è evidentemente necessario crescere sin dall’inizio. Ecco perché se lasci che tuo figlio faccia sempre di testa sua, te lo ritrovi a 15 anni munito di coltello e svastiche sul giubbotto. La paternità è un compito di lungo respiro e prima di esercitare una certa autorità sui propri figli è necessario esercitare l’autorità su noi stessi. Se passo la giornata stravaccato davanti alla TV e nel frattempo rimprovero mio figlio perché non legge, sarei davvero patetico! Si dice che i giovani sono rozzamente materialisti. Ma che altro ci si può aspettare se vedono i genitori pieni di risentimento per il mondo? Il padre che si presenta come l’immagine del disagio, dell’irritazione e della frustrazione, senza mai infondere sensazioni di gioia, di sentirsi bene con se stesso, d’amore ed entusiasmo per la vita e per le cose, ossia tutto ciò che genera anche stima e amore per gli altri, non sarà mai un buon padre. In quel modo si creano esseri frustrati che, d’altronde, troveranno pochissimi appoggi in una società come la nostra. Dà più forza sapersi amato che sapersi forte: ed è questo che deve dare la famiglia. E questa esigenza psico-pedagogica - ciò che realmente mi preme - attraversa e trama tutti i miei libri».

A proposito di altri libri, I 36 stratagemmi (Edizioni Il Punto d’Incontro) presentato da Franco Battiato, è arrivato alla ventunesima edizione.

«Questo libro, un longseller sulla cresta dell’onda, è baciato da una fortuna sfacciata. Anche La Via dell’Umorismo. 101 burle spirituali (Edizioni Il Punto d’Incontro), presentato dal mitico Alejandro Jodorowsky, sta riscontrando un notevole apprezzamento di pubblico. E se ne sono accorti anche gli editori stranieri. La Random House (il colosso editoriale più grande al mondo, N.d.R.) ha acquistato i diritti di tre miei libri e, tra agosto e settembre, sbarcherò nei paesi di lingua tedesca, in Spagna e in tutto il mercato dell’America Latina. Già da alcuni mesi è cominciato il battage pubblicitario per l’uscita in bella edizione cartonata. Gli autori italiani che vengono tradotti in lingue straniere si contano sulla punta delle dita. Che abbiano scelto me, oltre che lusinghiero è miracoloso. Anche se me ne sfugge la ragione».

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