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La Via dell'Umorismo

Commenti dei lettori
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Visita la traduzione tedesca di questo libro
(Random House Arkana Verlag)



 

La Via dell'Umorismo.
101 burle spirituali

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Presentazione di Alejandro Jodorowsky
Vicenza 2008 (2010, 6a ristampa)
Edizioni Il Punto d'Incontro
pp. 142

«La Via dell'Umorismo è una lettura affascinante. ... Sono incantato da questi racconti e dai profondi commenti che trasmettono una sapienza straordinaria. ... È un invito a intraprendere un cammino di conoscenza».
- Alejandro Jodorowsky

Gli antichi conoscevano la natura fugace della vita e consigliavano ai loro allievi di non prenderla troppo sul serio. L’esistenza cambia troppo velocemente per indugiare su uno qualsiasi dei suoi singoli aspetti. Le cose possono seguire un certo corso per qualche tempo, per poi mutare repentinamente e senza preavviso. Per questo il saggio sa che non guadagna nulla ritenendo l’esistenza qualcosa di statico.
È più proficuo accogliere la fuggevolezza della vita. Per quanto difficili possano essere le cose, anche nelle situazioni di conflitto, possiamo imparare a ridere e a non prenderci troppo sul serio, poiché tutto è passeggero.
Così facendo comprenderemo che la coscienza della volubile natura dell’esistenza è la via più rapida per giungere alla gioia, come la felicità del bambino mentre gioca. Forse è proprio vero che soltanto grazie al sorriso approdiamo alla conoscenza. Un invito a un’innocente gioia di vivere…







   

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Recensioni

… La trasmissione della saggezza non avviene solo attraverso complicati, e a volte noiosi, discorsi di guru. E l'umorismo non è solo frivolezza e divertimento. Il fatto che le parabole si presentino come umoristiche e divertenti, dice Magi, risponde al principio per cui un'arancia ha un gusto delizioso e al tempo stesso un potere vitaminico. E se tra i lettori del libro ci sarà chi apprezzerà solo il lato divertente delle storie, vi sarà anche chi metabolizzerà in qualche modo il loro "fattore spiritualizzante". …

Recensione da: Il Resto del Carlino

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… Queste storie umoristiche, concepite come dei piccoli shock calcolati, pongono la mente in uno stato di perplessità, al fine d'illustrare i modi abituali con cui la mente lavora e le presunzioni di cui non ci si rende conto. E il sorriso rigeneratore che ne consegue oltre ad allentare le tensioni emotive, fa balenare un lampo d'illuminazione intuitiva su noi stessi. Al termine del libro, si sente risuonare qualcosa in noi. …

Recensione da: La Voce

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… Queste storie sono educative nel senso etimologico del termine, ovvero "traggono fuori" l'essenza del lettore. Non trasmettono infatti una dottrina che persuada il lettore a staccarsi dai propri convincimenti per abbracciarne altri più plausibili, quanto piuttosto mostrano che c'è un'altra possibilità di comprensione: si è come invitati a porsi davanti a uno specchio e a toglierci i paraocchi mettiamo nel rapporto con gli altri e con noi stessi". …

Recensione da: La Piazza

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LA PIAZZA
Una risata vi seppellirà! O meglio, una risata vi (ci) salverà.
Agosto 2008
Ecci

La Via dell’Umorismo. 101 burle spirituali. È il nuovo libro di Gianluca Magi, con una presentazione di prestigio: lo scrittore e regista cult Alejandro Jodorowsky.

«Quello che era considerato lo scemo del villaggio se ne stava seduto sopra un muretto ai bordi della strada a pescare dentro un secchio d’acqua. Giunse nei paraggi il dotto del paese, che con aria di superbia sghignazzò: “Ehi tu!, razza di scemo, oggi quanti hanno abboccato?”. “Non molti, Eminenza. Voi siete il primo!”.
Una simpatica barzelletta? A prima vista sì. Ma è anche qualcosa di più. È una storiella per ricordare che niente è come sembra e che la presupponenza è sempre in agguato a tender tranelli. Lo si apprende da La Via dell’Umorismo (Edizioni Il Punto d’Incontro), un agile libretto, dal 21 agosto in libreria, che raccoglie 101 burle spirituali di varie tradizioni orientali e occidentali.
Ne parliamo con l’autore, il cattolichino Gianluca Magi, fondatore e direttore didattico della Scuola di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (www.isurimini.org) e docente all’Università di Urbino.

Come è nato questo libro?
“È nato circa una quindicina di anni fa, risultato di una ricerca di quella saggezza esoterica ancestrale che sotto il travestimento umoristico prende la forma della sagacia popolare con le sue burle-insegnamento dal potere metaforico e nutritivo che mobilitano le risorse positive della persona. Le parole dei racconti si rivolgono a chi le legge con l’intenzione di liberare il lettore dalla sua mente critica, per trasmettergli un’allegria sacra.
Il libro rimase qualche anno nel cassetto, poi venne pubblicato undici anni fa da un editore riminese, Panozzo, con un buon riscontro di lettori. Scaduto il contratto editoriale, Alejandro Jodorowsky, entusiasta, mi ha sollecitato a ripubblicarlo. Ed ecco questo libro nuovamente tra noi”.

Come è finito tra le mani di Jodorowsky, questo grande romanziere cileno e regista cult?
“L’invisibile legge d’attrazione m’ha fatto dono della sua amicizia. Un paio di anni fa Franco Battiato mi chiese di partecipare alle riprese di una delle ultime scene del suo film ‘Niente è come sembra’ dove Jodorowsky mi legge i tarocchi. Ne è nata, all’istante, una frizzantissima amicizia. Di seguito, ci siamo scambiati alcune nostre pubblicazioni, dove ci siamo reciprocamente sbalorditi per la consonanza dei temi e la comunanza del modo di affrontarli. Tanto che si è prestato a scrivere una breve presentazione del libro (credo sia la prima volta che lo faccia)”.

In che senso consonanza e comunanza di temi?
“Nel senso che condividiamo l’idea per cui la trasmissione della saggezza non debba avvenire attraverso complicati, e spesso noiosi, discorsi di guru o sacerdoti dalla faccia addolorata. Le religioni sclerotizzate non credono nel sorriso, nel riso, tanto meno nella risata. Ritengono che siano una frivolezza, se non una specie di peccato. Noi riteniamo invece che l’umorismo, caratteristica tipica dell’Homo sapiens che lo contraddistingue dalle altre creature, contenga una potente molla evolutiva in senso spirituale e psicologico.
Tant’è vero che l’incapacità di ridere (o la diminuzione del riso) è un indicatore che qualcosa nell’individuo non sta andando come dovrebbe, anche in senso psichiatrico. L’umorismo contiene la possibilità di raggiungere una nuova organizzazione affettiva dell’esperienza e nuove premesse per la codificazione dei nostri pensieri e di aspetti significativi della nostra quotidianità di cui non ci accorgiamo proprio perché li abbiamo sempre sotto gli occhi. È un fattore che ci rende più lucidi, che ci fa comprendere, tra le tante cose, come in ogni messaggio sia implicita una serie di premesse psicologiche.
Ad esempio se credo che il mondo sia ‘contro’ di me e se sto comunicando con qualche altra persona, la premessa che il mondo è ‘contro’ di me farà parte del modo in cui strutturo i miei messaggi e interpreto i suoi. Con tutto ciò che ne consegue. Inoltre l’umorismo, con i paradossi che contiene e che sono la materia prima della comunicazione umana, è un’arte sottile, insieme strategica, si pensi al ‘depistaggio’ cognitivo che ogni ‘storiella’ mette in atto”.

A proposito di strategia, I 36 stratagemmi (Edizioni Il Punto d’Incontro) presentati da Battiato, è arrivato in capo a quattro anni alla bellezza di 20 edizioni.
“Quel libro è stato baciato da una fortuna sfacciata. E' diventato un long seller che, ciclicamente, si ripresenta in classifica: da 6 mesi a questa parte è ribalzato ai vertici. Se ne sono accorti anche gli editori stranieri. Un grande editore di Barcellona, che ne ha acquistato i diritti, lo sta traducendo in spagnolo e dal prossimo anno sarà distribuito in Spagna e in tutto il mercato dell’America Latina.
Il timone delle mie ricerche è sempre di natura filosofica e psicologica sia quando mi volge alla strategia come ne I 36 stratagemmi o ne La nobile arte dell’insulto (Einaudi) o mi dirige alle storie didattiche come ne Il dito e la luna (Il Punto d’Incontro) o nel libro presente. C’è un filo rosso che li unisce, seppure nella loro apparente diversità. Come peraltro in uno prossimo volumetto, un trattatello tibetano, che uscirà il prossimo anno per Bompiani, di ars bene vivendi per parare i colpi del mondo e addomesticare la vita”.

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Intervista "COGITO ERGO RIDO" in anteprima

http://www.edizionilpuntodincontro.it/article_info.php?articles_id=55

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LIFEGATE
La Via dell'Umorismo. 101 burle spirituali
Luglio 2009
Silvia Passini

«I maestri che utilizzano le burle-insegnamento come esercizi psicopedagogici, sostengono che nel momento in cui le parole cessano è possibile attingere, al di là di esse, l'intuizione profonda, ovvero l'unica guida relae alla conoscenza di se stessi».

Umorismo. Ridere. Troppo spesso si pensa che ridere sia una cosa leggera, stupida. Frivola. Ma… come staremmo meglio se imparassimo a farci qualche risata in più!

Solitamente si pensa che storie umoristiche siano semplici barzellette. Frasetta arguta, qualche sconceria… risata. Ma non è solo questo. L’umorismo è un modo diverso di raccontare le cose, di guardarle. L’umorismo può avere a che fare con la spiritualità e questo bel libretto ce lo dimostra.

Si tratta di “101 burle spirituali”, 101 piccole storie che raccontano frammenti di vita con un sorriso. 101 modi di vedere la vita. Già, perché qui ci vengono presentate situazioni quotidiane guardate da un osservatorio diverso da quello consueto. Perché in fondo è questo il segreto, la vita cambia in base alla prospettiva da cui la guardiamo.

Si ride leggendo queste burle. Si ride in un lampo. Si ride, ma subito dopo si pensa. Perché non provare a vedere diversamente la vita? Perché renderla sempre cupa, buia e pesante? Perché appassionarci ai nostri drammi, al punto di farli diventare parte stessa della nostra personalità? Quando ci chiedono come stiamo, spesso raccontiamo sfortune, accidenti. Raccontiamo del lavoro che va male. Cosa potremmo raccontare se non avessimo questi drammi? Ci poniamo qualche domandina in più su noi stessi? Non siamo solo fatti dal nostro lavoro e dalle nostre sfortune.

Bello leggere queste burle. Bello ridere. Bello pensare. Bello pensare ridendo.

Non è da tutti.

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LA PIAZZA
Magi, libri che incantano 33 Paesi.
Agosto 2010
Georgia Galanti

Lo scrittore cattolichino racconta il suo successo internazionale, l'incontro con Battiato e Jodorowsky. Grande sintonia culturale.



Gianluca Magi in una recente fotografia a Parigi
con il figlio Cristoforo e Alejandro Jodorowsky


L'appuntamento con il prof. Magi è nel suo studio, dove mi offre subito una tazza di tè rosso taiwanese. È serio, e sempre divertito, è complesso, e semplice: esiste davvero (mentre, sul web, si favoleggia che lui non sia reale, visto che di solito si nega dal presenziare interviste o televisione), ti guarda e ti racconta tutto con una naturalezza estrema. Dietro di lui sul monitor peregrinano dipinti di Magritte e tutt’attorno libri, libri e libri, che par di trovarsi nella biblioteca di Babele sognata da Borges. Non a caso, parliamo de La vita è uno stato mentale, uno dei suoi ultimi libri, per Bompiani.
«È un libro per tutti», sorride, «illumina realtà semplici, fondamentali, per parare i colpi del mondo e addomesticare la vita». È il suo quattordicesimo libro, che era stato trepidamente atteso da chi lo segue da sempre, affezionato al suo modo di ‘tradurre, commentare, esporre i principi delle filosofie orientali’ sia in Italia che all’estero dove, nell’arco di un anno, è stato un susseguirsi di traduzioni in spagnolo, tedesco e, nell’aria, francese, croato.

Con l’ultimo, fresco di stampa, in lingua portoghese – Os 36 Estratagemas Chineses (A Esfera dos Livros) – sono 33 i Paesi nel mondo dove si leggono i suoi libri.
«Sì, stanno andando forte. Hanno avuto un’incredibile accoglienza anche da parte dei lettori stranieri. Che razza di strana fortuna!», sorride, «Anche se Battiato mi dice: Virtuti fortuna comes (“La fortuna è compagna di virtù”, ndr). Ma lui è sempre gentile con me. È un amico. Come italiano mi onora che talvolta all’estero si accorgano delle nostre produzioni culturali e che queste non rimangano confinate nel nostro bello, ma sempre più stretto, Stivalone, nel quale i momenti in cui ci si sente fieri di essere italiani diventano sempre più rari».

Come vi siete incontrati tu e Battiato?
«L’incontro è stato piuttosto insolito: diversi anni fa, in occasione di una mostra organizzata dalla Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini, di cui sono il direttore scientifico. Lui non mi conosceva e io sono andato a prelevarlo all’aeroporto, travestito d’autista per condurlo in hotel. Vuoi il sesto senso di Franco o vuoi il mio stile di guida larvale, in men che non si dica ha compreso che non ero un conducente di professione ma l’organizzatore dell’evento. Ed è stato il sésamo apriti: la nostra conoscenza sembrava a quel punto avere origini remote. Partì col narrarmi del sogno curioso che lo aveva accompagnato durante la notte precedente e di lì, a ventaglio, si sono spalancati gli ambiti del sapere a noi più cari: dall’esoterismo delle dottrine orientali alle barzellette spirituali di Mullah Nasruddin. Franco ha un’allegria contagiosa! Da quel giorno sono nate varie collaborazioni assieme: libresche, televisive, cinematografiche».

In una di queste collaborazioni c’è anche lo psicomago cileno Alejandro Jodorowsky, che ha scritto la presentazione del suo libro La Via dell’Umorismo (Il Punto d’Incontro), a proposito delle burle spirituali di Mullah Nasruddin.
«Sì, Nasruddin (il leggendario maestro bizzarro tenuto nella più alta considerazione negli ambienti sufi, ndr) ci lega un po’ tutti e tre. E Jodorowsky, come Nasruddin o Gurdjieff, è un vecchio maestro che sa prendere la vita con leggerezza di un angelo con artigli. Poche settimane fa, sono tornato da Parigi dalla sua festa di matrimonio: considerato che Alejandro ha ottantun anni non si può dire che sia a corto di una prospettiva propositiva ad ampio respiro! Non è stato certo il consueto ricevimento nuziale. Lo dico con cognizione di causa: non amo i matrimoni; non sono andato neppure al mio. Ma in questo pareva di trovarci nel clima magico-surrealista dei suoi film visionari: popolato da nani in frac, mariachi sgusciati dal nulla nel centro di Parigi, baldi musicisti ukraini dai violini indiavolati, mimi dalle movenze imperscrutabili, maghi come guizzati fuori dagli Arcani dei Tarocchi, illusionisti dalla mezza tuba corvina e fantastici piatti giapponesi buddhisti Shojin Ryori, eccellenti, per chi, come me, è vegetariano. Che magica babilonia di mondi! Anni fa, Battiato nel suo film “Niente è come sembra” desiderò farmi incontrare Jodorowsky in una delle scene finali, dove Alejandro mi legge i Tarocchi. Alcune ore prima delle riprese è sbocciata la confidenza, sulle frequenze della filosofia ermetica sulle quali entrambi vibriamo sintonizzati. All’improvviso, mentre parlavamo delle affinità tra il processo alchemico e il percorso realizzativo all’interno dell’uomo, Alejandro ha preso a scarmigliarmi per capire se avessi i capelli tinti: credeva che io fossi un anziano camuffato da giovane. Da allora, quando ci sentiamo comincia: ¿Cómo estás mi joven sabio amigo? Ma la sua è smaccata magnanimità, perché io non sono né saggio né giovane. E i capelli bianchi ci sono eccome!».

Magi continua poi a descrivere i due amici con spirito fanciullo, immuni dal tempo che incatena: non si danno peso. Per questo sanno volare.
Per darmi un’idea di chi sia e di cosa faccia, Gianluca Magi sceglie l’apologo del suo ingresso nel mondo: «Un pugno di decenni fa, in una giornata per me oceanica, all’improvviso da essere acquatico mi ritrovai a respirare uno strano composto di ossigeno, azoto e pulviscolo atmosferico. Eppure, nonostante la mia nascita, se è vero che nulla si crea e nulla si distrugge nell’universo, il globo terracqueo non mutò di mezzo grammo il suo peso complessivo, continuando imperturbato il suo giro di giostra».

Occorre partire da questa umile consapevolezza. Serena ed enorme.
Battiato e Jodorowsky sarebbero un’ennesima volta d’accordo con il loro amico.

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